| Editoriale |
| SOL LEVANTE... Sono al mercatino e mi fermo davanti a una bancherella di merce cinese dove una gentilissima signora con gli occhi a mandorla si mette subito a mia disposizione; apre cartoni, solleva mucchi di abiti, perlustra angoli reconditi del suo camioncino, il tutto sempre sorridendo e intrattenendo nel frattempo i clienti che arrivavano. Compro una tunica, una giacchetta, un gilè e un quadretto: spesa 16 EURO! Continuo i miei giri ed entro in un negozio dalle parti del centro dove due commesse intente a chiacchierare tra loro mi degnano a malapena di un occhiata; dopo cinque minuti mi avvicino al banco con un paio di pantofole in mano, aspetto qualche secondo che interrompano il loro chiacchiericcio fino a che una delle due si gira e mi dice 'Siiii?...' (evidentemente la frase 'buongiorno posso esserle utile' comportava uno sforzo sinaptico insostenibile per quell'ochetta griffata!). Chiedo 'Quanto costano queste ciabatte?', '15 EURO' mi risponde senza chiedermi se ne voglio vedere delle altre e riprende a chiacchierare. Esco, torno al mercatino dalla signora cinese e con altri 4 EURO risolvo la mia esigenza. Ora mi chiedo: qual è effettivamente il problema della concorrenza cinese? Fino a quando la produzione del Sol Levante veniva venduta alle aziende che ci ricaricavano sopra cifre spropositate andava tutto bene, adesso che la vendono ai cittadini che possono risparmiare un bel po' di soldi diventa un problema? Eppure mi ricordo che quando nacquero le prime coop e centri commerciali iper, bench?© tutti sapessero che avrebbero costituito il fallimento o l'impoverimento dei piccoli dettaglianti (drogherie, fruttivendoli, macellerie, etc...), la giustificazione fu che ne avrebbero beneficiato i cittadini grazie ai prezzi più bassi che avrebbero trovato; cos'è cambiato adesso? A parer mio ben vengano la Cina, l'India, il Bangladesh e il Turkestan se posso risparmiare e non mi si faccia la morale dopo aver invaso l'Italia di ipermercati e aver lasciato fallire allegramente migliaia di dettaglianti! La massima lezione di adattamento al mercato ci arriva comunque sempre da Napoli dove sono stati scoperti laboratori di prodotti taroccati che applicavano l'etichetta... 'Made in China'...fantastici!!! Suvvia Signori, non scherziamo, il mondo si fa sempre più piccolo, le merci si scambiano sempre più in fretta e la concorrenza è sempre esistita e chi gli occhi li tiene aperti invece di riempirseli di lacrime, chi usa il cervello per agire invece che per scrivere lettere di protesta ai giornali, beh...quelli hanno scoperto che i cambiamenti portano con sè sempre nuove opportunit?? e senza timori reverenziali ne stanno approfittando investendo in nuovi mercati e in visibilit??. Permettetemi di portare un po' di acqua al mio mulino citando Henry Ford che proprio l'ultimo stupido non era: 'Chi non fa pubblicità per risparmiare dei soldi è come chi ferma l'orologio per risparmiare del tempo!' Vi dice niente? MAVALA?? !!! |
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